Può capitare che durante il Festival del Cinema di Venezia nasca una incomprensione. Tra i tanti film ben fatti c’è sempre uno che spicca per originalità, interpretazioni ma soprattutto in freschezza, uno di quelli a cui vorresti andasse subito un bel leoncino. Capita spesso però che quel film è out of competition e la domanda sorge spontanea: perché mai? Nel 2023 la stessa domanda me l’ero posta dopo la visione di Hit Man di Richard Linklater, per me il miglior titolo di tutta la kermesse di quell’anno.
Nel 2025 la medesima sorte fuori concorso fiction è capitata al danese The Last Viking. Oltre ad essere nella sezione fuori concorso, i due titoli citati hanno in comune anche il genere, commedia. È per questo motivo, per dare massimo risalto ad un genere che evidentemente è considerato di serie B nel circuito Venezia che scelgo di scrivere prima di The Last Viking, una commedia un po’ nera e un po’ grottesca, con protagonista un grandissimo Mads Mikkelsen.
The Last Viking: la trama del film

Dopo aver scontato una condanna di 15 anni in prigione per una rapina, Anker viene rilasciato e può finalmente tornare a casa. Proprio lì lo attende suo fratello, Manfred l’unico che sa dove si trova la refurtiva. Purtroppo, però, Manfred nel frattempo ha sviluppato una malattia mentale che lo ha portato in uno stato di sdoppiamento di personalità, finendo per dimenticare dove ha seppellito i soldi. Insieme, i due fratelli intraprendono un viaggio inaspettato alla ricerca del denaro ma, soprattutto, di chi loro stessi.
Un inno alla diversità
The Last Viking ha al centro il tema dell’identità. Partendo da un bellissimo antefatto, una fiaba di animazione, scopriamo la storia di un gruppo di vichinghi che per rafforzare il concetto di identità del loro popolo ed eliminare il tutte le diversità, finisce per essere tutti uguali, annullati fino alla morte. E allora se uno del gruppo perde il braccio allora tutti devono perdere un braccio perché se “nessuno è menomato se tutti lo sono”. Invece il segreto sta proprio nella propria unicità, infatti il film esplora come le nostre identità vengano plasmate dalla percezione altrui, finendo per confondere il concetto di accettazione con l’omologazione.
The last Viking è un invito a valorizzare le sfaccettature – perché in fondo le persone non sono mai una cosa sola – e ad incoraggiare incoraggiando una visione più ampia, intrinsecamente più indulgente e meno giudicante.
Libertà di essere contro tutti i pregiudizi
La ricerca dell’io qui è racchiusa all’interno della storia di due fratelli che nascondono una infanzia molto dolorosa. Da un lato Anker, forte e rude, un delinquente che cerca di risolvere tutto con la violenza. Dall’altra Manfred, chiuso in se stesso e pronto a fuggire dal mondo reale attraverso altri io. Anker vuole sapere da Manfred dove ha nascosto i suoi soldi prima che un suo ex complice lo uccida, peccato che Manfred non sia più lui, e John – una doppia personalità illustre, John Lennon, che vorrebbe solo un cagnolino da accarezzare – non ne sa assolutamente nulla. E allora come si fa a trovare i soldi e se stessi? Attraverso l’accettazione della diversità e di traumi del passato che la mente ha cancellato. Trovare se stessi per riscoprire una libertà emotiva ormai persa.
The Last viking: una dark comedy, un po’ fiaba e un po’ thriller
In questo film si ride moltissimo, complice una scrittura sagace che piazza gag divertenti lungo tutto l’arco narrativo: Manfred che si lancia verso la morte inaspettatamente se non viene chiamato John, la coppia tossica che vive insieme nonostante continuino a non accettarsi per quel che sono, uno psichiatra che decide di riunire i Beatles facendo evadere un gruppo di psicolabili che si credono i celebri membri della band inglese, regalano grasse risate. In questo film, inoltre, ci si appassiona moltissimo alla storia: ciò che lega la trama di The Last Viking è una linea thriller, la ricerca di una refurtiva prima che sia troppo tardi tiene incollati fino alla fine della visione. Il mischiare i generi (dark comedy, thriller, fiaba) e creare qualcosa di unico è sicuramente il segreto del successo di Anders Thomas Jensen che ha scritto e diretto questo film.
Interpretazioni super
Mads Mikkelsen colleziona un’altra bandierina sulla cartina delle sue innumerevoli meravigliose interpretazioni, regalando un personaggio fragile, silenzioso, basato principalmente sulla mimica. Altra interpretazione di spicco è quella di Sofie Gråbøl (la detective Sarah Lund di The Killing) che interpreta Margrethe, una donna che abbatte tutti gli stereotipi del caso, dimostrando che si può essere molto di più di quello che le persone pensano.
In conclusione: The Last viking è il film da non perdere
Insomma The last viking è il film ben scritto, ben diretto, magistralmente interpretato, una commedia che non ti aspetti e che vorresti venisse premiata in modo che arrivi il più lontano possibile. Soprattutto un film di genere, molto intelligente, che attraverso metafore e grandi colpi di scena sa far ridere e anche riflettere (perdonate la formula banale, ma nella semplicità forse capirete che The last Viking è il titolo da non perdere di Venezia 82).






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