Ho visto un film che si chiama Here After – L’Aldilà, diretto da Robert Salerno e interpretato da Connie Britton e dalla giovanissima Freya Hannan‑Mills. Un film che parla di premorte, fede, legami familiari e sensi di colpa, raccontati con un tono malinconico e un’estetica che richiama certi thriller psicologici anni ’90: un gusto vintage che, almeno per me, ha rappresentato un valore aggiunto.
Here After – L’aldilà: trama
Claire (Connie Britton) è una professoressa di fede profonda: quando sua figlia quindicenne Robin (Freya Hannan‑Mills), reduce da mutismo dopo un trauma infantile, viene dichiarata clinicamente morta e poi miracolosamente risvegliata, inizia a manifestare comportamenti cupi e inquietanti, soprattutto torna a proferire parola. Claire però crede che questo non sia un miracolo, bensì teme un’influenza oscura che sia tornata con la figlia dall’aldilà. Girato in una Roma invernale e grigia, assolutamente lontana dall’immaginario comune, il film riesce a costruire buone sequenze di suspense e oniriche che evocano dissolvenza tra realtà, immaginazione e mondo spirituale.
La semplicità ripaga sempre

Here After – L’Aldilà è un thriller\horror nel senso puro del termine che mette al centro della sua trama il dolore e il senso di colpa. Se non ci si aspetta lo spavento facile o il colpo di scena ad effetto, ma si ha voglia di farsi raccontare una storia con un tono sospeso e fuori dal tempo, allora vale la pena concedergli attenzione. La scelta di utilizzare quasi esclusivamente il punto di vista di Claire è il punto di forza del film. Il personaggio di Claire è molto devoto, lasciare lo spettatore ancorato al suo punto di vista permette di dubitare, di lasciarsi sorprendere e di costruire la tensione che porta poi ai colpi di scena. Davvero c’è qualcosa che non va in Robin oppure è la madre ad essere troppo sospettosa, forse protettiva?
Inoltre l’interpretazione così profonda di Connie Britton che mette in scena una donna smarrita che non sa più qual è la differenza tra bene e male fa la differenza, come anche quella di Freya Hannan‑Mills, qui ad una buona prova attoriale grazie all’alternanza di sguardi angelici e inquietanti.
Imperfezioni che sanno di vintage
Online si trovano molte recensioni negative di questo film e alcune forse anche troppo severe. Non si può negare che lungo la visione di Here After ci siano delle sbavature: un montaggio che in alcuni momenti spezza la tensione invece di costruirla, una sceneggiatura che avrebbe potuto approfondire meglio alcuni temi (per esempio il rapporto madre-figlia, o le dinamiche post-traumatiche) e trattenersi maggiormente nelle sequenze ad alta tensione.
Nonostante questi limiti, Here After riesce a proporre una storia di impianto classico – il ritorno alla vita dopo un’esperienza di confine – con uno sguardo intimo e personale. Sarà che sono figlia degli anni ’90 ma il film di Salerno mi ha ricordato un po’ quei film che non pretendono di essere null’altro che prodotto culturale di intrattenimento, dalla finitura artigianale dove l’imperfetto è valore aggiunto.
Here After- L’Aldilà lo consiglierei?

Se non si è capito il film mi è piaciuto abbastanza e quindi mi sento di consigliarlo agli appassionati del cinema di genere, considerando che non ha avuto una larga distribuzione. Questo può essere quel titolo che si cerca compulsivamente nelle librerie streaming, quando vorresti sapere prima di vedere che quello scelto è un film che non fa schifo.
Non sempre il cinema ha bisogno di reinventare le regole o stravolgere le strutture narrative. A volte si può anche apprezzare qualcosa di già conosciuto, se è raccontato con coerenza e autenticità. E questo film, pur rimanendo entro certi binari tradizionali, ha il coraggio di prendersi i suoi tempi, di non correre, di lasciar spazio alle espressioni più che alle spiegazioni.






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