Ho visto un film d’animazione che si intitola Frankie e le creature dimenticate, tratto dalla serie di libri per l’infanzia dello scrittore anglosassone Guy Bass e diretto da Steve Hudson. Protagonista di questa avventura è Testa cucita (Stitch head), un bimbo assemblato e ricucito con parti diverse in laboratorio, la primissima creatura generata dallo scienziato pazzo Erasmus, mai contento dei suoi risultati e sempre bramante la creatura perfetta. Testa cucita infatti vive insieme a tutte le altre creature generate da Erasmus e da lui dimenticate subito dopo la loro nascita, dentro le mura di Castello Grotteschio, un’arroccata struttura che dall’alto guarda un villaggio dove la vita dei suoi abitanti scorre lenta e grigia.
Quello che per gli abitanti del villaggio è un luogo di paura da cui stare lontani, per i mostri è luogo di protezione dalla folla inferocita, generando un isolamento generalizzato. Ognuno vive nel suo mondo, un po’ come succede sui social, dove si rischia di vivere in bolle autoreferenziali.
Ma siamo sicuri che bisogna avere paura di questi mostri?

Frankie e le creature dimenticate: un’avventura per tutta la famiglia che parla di diversità
Frankie e le creature dimenticate è una tenera rivisitazione del personaggio di Frankesnstein – il celebre Victor Frankenstein, lo scienziato ossessionato dalla possibilità di generare la vita della letteratura horror – e della sua creatura che riprende vita grazie alla scintilla vitale. Il genere dell’orrore qui è solo il pretesto per mettere in scena un’avventura in cui al centro c’è la mostruosità nella sua accezione positiva di diversità, in cui si parla di amicizia e coraggio, tutto declinato in chiave ironica e adatta a tutti i bambini.
Tanti i riferimenti ai cliché del genere horror che gli adulti appassionati apprezzeranno, tra inquadrature che richiamano l’espressionismo tedesco e ambientazioni tipiche da horror anni ’50.
Frankie e le creature dimenticate: un piccolo mostro alla ricerca di amore e accettazione
Frankie – che qui è un bimbetto mingherlino -, come la creatura di Mary Shelley, si sente rifiutato e abbandonato dal suo stesso padre. Il senso di solitudine genera in lui un sentimento di compassione per tutte le creature che lo scienziato pazzo – e profondamente insoddisfatto – genera senza sosta. Frankie come un fratello maggiore li introduce alla vita, spiega loro come si sta in questo mondo e li rassicura, anche leggendogli una favola della buonanotte. Non esiste creatura perfetta, esiste la volontà di accompagnare alla scoperta della vita.

Ogni creatura ha un aspetto troppo strano per uscire fuori dal castello, dove gli umani impauriti si trasformerebbero subito in folla inferocita, per questo se ne stanno ben lontani dal mondo “vero”. I mostri infatti non mettono naso fuori dalla finestra, dormono di giorno e vivono di notte, perché loro in primis sono spaventati da ciò che c’è fuori. Insomma qui tutti hanno paura di tutti. Nonostante questo Frankie vorrebbe evadere da questa sua condizione… ma come fare a fermare questo cane che si morde la coda?
Chi è il vero mostro? Dove nasce la paura di ciò che è diverso e il bisogno universale di essere accettati?
Frankie in fondo è un bambino e vuole solo essere amato, per questo Fulgenzio Trovamostri, un impresario di un spettacolo itinerante di freak, trova terreno fertile quando lo ammalia e lo invita a diventare la principale attrazione del suo circo. “Tutti ti adoreranno” dice Fulgenzio a Frankie che attirato dalla possibilità di essere finalmente visto e apprezzato, si presta ad essere il mostro spaventoso che tutti vogliono vedere. Ma a che prezzo? Quello di continuare ad alimentare paura e pregiudizio verso l’altro?
In questo film ci sono delle figure positive che riportano ordine in questo mondo sottosopra. Da un lato c’è Arabella, una bambina coloratissima, la voce della ragione (che solo un bambino può avere nella semplicità dei suoi ragionamenti), fortemente incuriosita dall’unicità dei mostri, la quale proverà a sbloccare questo ingranaggio contrapponendo alla repulsione e all’isolamento, dialogo e coesistenza. Dall’altro c’è Creatura, un mostro pelosone con un solo occhio, l’ultimo nato a Castel Grotteschio, che con un atto di coraggio celebrerà il valore dell’amicizia, decidendo di avventurarsi fuori dal castello per salvare Frankie, anche se questo mette in pericolo la sua vita.
In conclusione…
Ho visto Frankie e le creature dimenticate con mia figlia di 5 anni – già appassionata di mostri e incuriosita da questo universo – e insieme ci siamo divertite perché il film ha buon ritmo e gli intrecci narrativi ben organizzati. Il design è vivace e con un pizzico di gusto retrò che non guasta. Il senso più profondo del film è ben comprensibile anche ai più piccoli, mentre la visione apre riflessioni ancor più grandi per i genitori sul senso di responsabilità nel guidare la propria progenie.
Mentre mia figlia si divertiva a scoprire le strane creature di Castello Grotteschio e a scoprire se Frankie si salva, io mi sono ritrovata a riflettere su un tema molto più vicino alla nostra quotidianità: il bisogno di sentirsi amati e accettati per ciò che siamo. Perché, in fondo, Frankie non desidera essere diverso da quello che è. Vuole soltanto che qualcuno si accorga di lui. Ed è forse questo il messaggio più bello del film: non dobbiamo insegnare ai bambini a essere perfetti, ma aiutarli a riconoscere il proprio valore e quello degli altri, anche quando la diversità ci spaventa.
Oggi c’è grande attenzione ai metodi educativi dei bambini, sarebbe il caso anche di applicare questa attenzione anche verso l’esterno, tornare a dialogare per costruire un modo dove bambini ben educati possano convivere rispettando valori universali. L’apertura verso l’altro, il concetto di coesistenza tra due “mondi” che non possono esistere insieme, sono temi che si prestano molto al periodo storico in cui viviamo. Sono convinta che ci sia bisogno di parlare di dialogo, di parlare di guida ai valori e all’etica.
Il film uscirà al cinema il 15 ottobre 2026, distribuito da Vertice 360.






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